Parlano le maestre della Olga Rovere
Il 5 febbraio 2009 presso il teatro Paladino di Rignano Flaminio si è svolta una conferenza stampa fortemente voluta dalle maestre della Olga Rovere per esprimere solidarietà agli indagati (tre maestre e il marito di una di esse), per cui si paventa un rinvio a giudizio.
La conferenza stampa, che si è svolta di fronte a un teatro gremito e partecipe, è stata introdotta dal professor Modesto Mendicini, pediatra di decennale esperienza.
Qui di seguito riportiamo alcuni interventi dei partecipanti.
Perché una conferenza stampa
Prof. Mendicini
Innanzi tutto desidero presentarmi: sono un pediatra che da più di quaranta anni si occupa di bambini a livello sia universitario sia libero professionale: vi lascio immaginare con quante migliaia di bambini e di genitori sono venuto a contatto in un lasso di tempo così lungo.
Tengo a precisare che non sono un neuropsichiatra infantile né, tanto meno, un esperto di abusi sui minori.
Il fatto di non essere un esperto della materia, credo mi giovi, rendendomi immune da qualsiasi deformazione professionale. L’esperto vede quasi sempre abusi, il pediatra, come sono io, vede abitualmente situazioni normali e solo raramente, per fortuna, abusi. Credo quindi di avere una visione più oggettiva e panoramica della problematica.
Non sono di Rignano, non conoscevo nessuno a Rignano, non ero amico degli indagati (lo sono diventato adesso!): cioè sono completamente estraneo all’ambiente.
Allora perché sono qui? Perché sono stato colpito immediatamente dall’assurdità della vicenda, che ero convinto si sarebbe sgonfiata molto rapidamente. Purtroppo così non è stato, anzi ci sarebbe la possibilità concreta di un rinvio giudizio. Tento, pertanto, di fare tutto il possibile per evitare a quattro persone per bene lo strazio di un rinvio a giudizio, che prolungherebbe nel tempo un calvario che dura ormai da più di due anni.
Fin dal primo momento mi sono chiesto: ma è possibile che persone perbene che hanno dedicato la loro vita all’educazione dei bambini, improvvisamente impazziscono e passano agli abusi e alle torture più feroci? Non una, ma quattro persone contemporaneamente; senza peraltro che nessuno abbia mai sospettato nulla. Rignano non è Los Angeles, ma una cittadina di poche migliaia di abitanti ove tutti conoscono tutti. E’ possibile che una maestra durante l’orario scolastico si allontani con 4 o 5 bambini per andare a seviziarli a casa sua senza che nessuno se ne accorga: e il resto della classe a chi è affidata ? E’ possibile che un bambino che è stato seviziato alle 11 quando alle 13 viene preso dalla mamma, senza accennare nulla delle sevizi subite saluti affettuosamente la sua carnefice? E così via. Ma su questi aspetti potranno dire molto di più le testimoni che sono qui stasera a cui lascerei quindi la parola.
Le insegnanti
A partire dall’ottobre 2006 la scuola materna operante da oltre trenta anni nel nostro paese e considerata fra le migliori del Lazio per serietà, professionalità e per meriti didattici, è diventata improvvisamente “l’asilo degli orrori”; dall’oggi al domani, tre stimate maestre che vi prestavano servizio da 25 -30 anni e che hanno educato generazioni di bambini, si sono viste additate come orchi.
In questi ultimi due anni le tre maestre, nostre colleghe e madri di famiglia, hanno vissuto un vero e proprio calvario, fatto di tragiche “stazioni” : la perquisizione del 12 ottobre 2006, la sospensione dal servizio, il carcere, la gogna mediatica, la richiesta di rinvio a giudizio e infine il rischio di un processo che, se si farà, completerà l’opera della loro distruzione morale.
Abbiamo sperato finora che tutto finisse con l’archiviazione, vista l’assoluta assenza di prove ad accuse tanto infamanti, ma ora, nella prospettiva di un possibile rinvio a giudizio, ci sentiamo in dovere di gridare al mondo la loro innocenza perché non debbano sopportare oltre tanta ingiustizia. Ciò che ci spinge non è l'amicizia per le colleghe, ma l'amore per la verità e la giustizia.
Per evitare che un errore giudiziario si trasformi in una vera e propria catastrofe, travolgendo completamente persone innocenti già perseguitate e distrutte, siamo qui a testimoniare con forza che le nostre colleghe hanno sempre e solo lavorato con impegno, dando ogni giorno il massimo della professionalità; impegno reso ancor più gravoso proprio nel fatidico anno scolastico 2005-2006, in cui Silvana Magalotti e Marisa Pucci avevano alunni di tre anni che per la prima volta frequentavano la scuola materna, bisognosi di molte attenzioni affettive ed educative che rendessero loro la scuola piacevole e ne favorissero l’adattamento; non ci vuole molto per immaginare la reazione di questi piccoli se le maestre, anziché farli divertire con girotondi e teatrini, li avessero torturati, come risulta dalle denunce, con punture ai genitali o vetri nel sedere (e sono le violenze più lievi fra quelle contestate); torture che peraltro non avrebbero mai potuto passare inosservate, sia per i segni fisici lasciati sui bambini, sia per le ripercussioni che avrebbero avuto sugli altri presenti nella classe che, vedendo i loro compagni feriti e doloranti ne sarebbero stati di riflesso sconvolti e atterriti.
Quale logica umana può far credere che sia i bambini sottoposti a violenze, sia gli altri presenti siano potuti tornare a scuola i giorni successivi alle violenze e per tutto l’anno, consapevoli di essere in balia di maestre sadiche e perverse?
La storia, del tutto priva di logica, che ha travolto le nostre malcapitate colleghe ha colpito profondamente anche tutte noi, che ci sentiamo umiliate e ferite nella nostra dignità di educatrici.
Come educatrici sentiamo altresì il dovere di esprimere la nostra pena e dolore per i figli dei denuncianti, costretti ad entrare nel vortice della suggestione collettiva che ha travolto le loro famiglie condannandoli ad un’infanzia ghettizzata, privandoli della spensieratezza , della serenità e della gioia che stanno alla base di una sana crescita psicofisica. Con un processo, le vere vittime, oltre agli insegnanti, saranno i bambini, e non osiamo immaginare le conseguenze che questo avrà sulla loro vita di adulti.
Nella nostra scuola non è successo mai niente di diverso dalle consuete attività scolastiche e didattiche. In essa tutto è sempre sotto gli occhi di tutti. La scuola ha una struttura quasi completamente a vetri, attraverso i quali se ne può vedere l’interno sia dal piazzale del parcheggio, sia addirittura dalle abitazioni circostanti; è pullulante di vita: per i corridoi vanno avanti e indietro le cuoche che raccolgono le presenze per la mensa; le bidelle sono continuamente chiamate dalle maestre per aiutarle nelle necessità dei bambini; i bagni sono quasi sempre frequentati; il barista entra a scuola quotidianamente per consegnare le merende in varie classi; sono usuali le visite dell’operaio del Comune per aggiustare rubinetti che perdono, controllare i termosifoni o tagliare l’erba; il fornaio rifornisce quotidianamente la mensa di pane accedendo con il suo furgone dall’entrata posteriore e parcheggiandolo di fronte alla porta della cucina-refettorio; c’è inoltre sempre qualche genitore che arriva durante l’orario scolastico per riprendere il figlio per esigenze varie, oltre alle rappresentanti dei genitori che si presentano a scuola, non convocate, per portare nelle classi materiale d'uso quotidiano. Ma questo elenco rappresenta soltanto una minima parte del viavai che si svolge all’interno dell’edificio!
La nostra è Scuola con la S maiuscola, luogo educativo e di conoscenza, e ci opporremo con tutte le nostre forze contro chiunque voglia infangarla con calunnie infamanti, distruggendone la rispettabilità. Garantiamo con la nostra testimonianza che le colleghe sono innocenti e che a scuola non è successo mai nulla di quanto paventato.
L’assurdo caso della nostra scuola offende l’intelligenza e la razionalità umana, in quanto implica che le maestre si possano trasformare da un giorno all’altro in streghe assetate di sangue; che i bambini si possano prelevare come fantocci da una struttura pubblica e sottoporre alle più crudeli sevizie, senza che essi ne riferiscano mai ad alcuno; che infine nessun genitore si accorga dei segni che, inevitabilmente, tali sevizie lasciano sui loro figli.
Ma la razionalità umana viene offesa ancora di più quando, a dispetto di ogni prova negativa riguardante tali accuse, si continua ad affermare ostinatamente che gli abusi ci sono stati!
Ci spaventa, in questo contesto, la diffusa opinione secondo cui il giudice per l’udienza preliminare potrebbe limitarsi ad avallare la richiesta di rinvio a giudizio senza leggere le carte, e ci appelliamo alla magistratura perché niente sia dato per scontato in questa delicata fase e perché le sorti di quattro cittadini integerrimi e dei bambini coinvolti vengano trattate con il dovuto rispetto.
Testimonianze individuali
- Silvana Magalotti -
insegnante di scuola elementare
Parla un genitore
Conclusione Prof. Mendicini
Ora che abbiamo sentito parlare dei fatti possiamo chiederci: come è possibile che tanti bambini dichiarino il falso e che alcuni inquirenti si siano sbagliati, così come alcuni periti? me lo chiedono tanti miei clienti da quando ho preso a cuore la vicenda.
E mi si potrebbe obiettare: tu come puoi ignorare le denunce dei genitori, le dichiarazioni dei bambini, le indagini delle forze dell’ordine e dei magistrati, le perizie dei neuropsichiatri infantili?
E’ semplice: perché nel corso della mia lunga attività professionale situazioni di questo genere, seppure in scala ridotta, mi sono trovato ad affrontare più volte. Cercherò di spiegarlo, affrontando il problema solo dal punto di vista del pediatra.
Attualmente, l’accusa si basa essenzialmente sul malessere psicologico dei bambini, sulle loro dichiarazioni e, soprattutto, sulle le perizie dei neuropsichiatri infantili, ivi compreso l’incidente probatorio. Spesso ho sentito ripetere un po’ da tutti: ma se non è successo niente perché i bambini stanno male? Più volte un membro dell’AGIRIF quando non sapeva più che dire concludeva dicendo “ma allora perché i bambini stanno male” facendo riferimento sintomi psicosomatici (vomito, diarrea, insonnia, aggressività, irritabilità, inappetenza, tendenza all’isolamento ecc) con cui tutti i bambini reagiscono a qualunque situazione di disagio, anche alla più banale. Tali sintomi, frequenti nei casi di abuso, sono osservati giornalmente da ogni pediatra nella sua pratica professionale e quasi mai (per fortuna!) sono espressione di un abuso, ma, piuttosto, di una situazione di stress generico. E quale stress maggiore della situazione che si è venuta creando a seguito delle denuncie (tensione familiare per la convinzione dell’abuso, interrogatori da parte dei genitori, esami peritali, curiosità morbosa da parte dell’ambiente ecc)? A mio parere, l’abuso è stato esercitato e continua ad esserlo tuttora da parte dei genitori, dei periti e degli inquirenti.
Passando alle dichiarazioni dei bambini, non è vero che i bambini dicono sempre la verità. E’ vero esattamente il contrario: a tutte le età i bambini tendono a mentire, ma soprattutto nell’età prescolare (2-6 anni), quando il limite fra realtà e fantasia e pressoché inesistente. Ma, soprattutto, i bambini sono facilmente suggestionabili e sono indotti a sostenere le asserzioni più false solo perché si accorgono che gli adulti, anche se in perfetta buona fede, se lo aspettano da loro; e della verità di tali asserzioni finiscono per convincersi, ripetendole meccanicamente ogni volta che vengono interrogati. Peraltro, va ricordato che le dichiarazioni dei bambini, peraltro tutt'altro che univoche, non sono mai state spontanee: nessuno cioè è arrivato a casa e spontaneamente ha riferito ai genitori un qualche abuso. I bambini hanno sempre risposto a domande e a sollecitazioni dei genitori, prima, e dei periti, poi. Se si pensa, inoltre, che alcuni di loro sono stati spinti a ricostruire o a mimare davanti alla telecamera attività sessuali, ben si comprende quale danno sia stato ormai arrecato, non solo a loro, ma anche all’opera dei periti e all’indagine giudiziaria, che è stata privata della genuinità dell’incidente probatorio.
Un analogo meccanismo autosuggestivo è ipotizzabile anche nei genitori: questi, in perfetta buona fede, insospettiti da atteggiamenti erotici o autoerotici (del tutto normali in soggetti di quell’età) finiscono per riscontrare nei figli segni fisici e psichici da loro erroneamente attribuiti a un abuso, arrivando a suggestionarsi reciprocamente e in numero sempre maggiore con un meccanismo a “macchia d’olio”: non dimentichiamo che hanno fondato un’Associazione ad hoc e che hanno tenuto diverse riunioni con la partecipazione degli stessi bambini. Peraltro, per comprendere la facilità di un fenomeno di suggestione collettiva di questo tipo, si pensi, per esempio, a quanto avvenuto ripetutamente in passato con l’avvistamento degli UFO: all’inizio una o due persone li vedono, poi, nei giorni successivi, sempre più persone ricordano di averli visti e si finisce per assistere a una vera e propria allucinazione di massa. Ma per rimanere nell’ambito deli abusi un fenomeno del genere si è verificato in passato più volte: basti pensare allo scandalo dell’Asilo McMartin. Cito testualmente da Wikipedia: il caso McMartin è stato un esempio di isteria collettiva riguardante l’abuso di minori. Alcuni componenti della famiglia McMartin, proprietari ed insegnanti di una scuola materna a Manhattan Beach, California, furono accusati di abusi sessuali su alcuni dei minori di cui si prendevano cura. Dopo sei anni di processo furono pienamente assolti. Fu il più lungo processo penale della storia statunitense (sei anni, dal 1983 al 1989), oltre che il più costoso (15 milioni di dollari spesi dallo stato della California). Comunque, gli eventi di Manhattan Beach hanno rovinato molte vite. Numerosi bambini, oggi teenagers, credono ancora di essere stati stuprati e seviziati durante grotteschi rituali. Altri hanno pubblicamente confessato di avere all’epoca mentito solo per compiacere i genitori e quindi sono afflitti da sensi di colpa. Sette adulti sono finiti sul lastrico. La scuola è stata chiusa e demolita. L'irresponsabilità dei media ha terrorizzato l'intera regione, e molti casi-fotocopia si sono verificati in Nordamerica e nel mondo. » Du questo caso Mick Jackson ha realizzato un film dal titolo L’asilo maledetto che io ho avuto l’occasione di vedere su DVD e che mi auspico possa venire proiettato pubblicamente in modo che tutti possano vederlo.
Per quanto riguarda, infine, il pilastro principale dell’Accusa, le perizie dei neuropsichiatri infantili e, soprattutto, l’incidente probatorio va premesso che tutti i bambini sono tutti stati esaminati dai periti quando ormai erano stati irrimediabilmente influenzati dai genitori.
Il Tribunale del riesame ha sottolineato testualmente “la forte e tenace pressione dei genitori sui minori, una forte opera di induzione e di suggerimento delle risposte da parte dei genitori, con conseguenti manifestazioni anche di stanchezza e di ostilità da parte dei piccoli alle insistenti pressioni genitoriali”.
Pertanto, le perizie e l’incidente probatorio non andavano neppure intrapresi; non hanno alcun valore . Né va trascurato che per indagini di tale delicatezza e complessità devono intervenire esperti di provata competenza e esperienza nel campo specifico. E vi garantisco che in Italia non sono molti. Uno di questi è senza dubbio il professor Montecchi, con cui peraltro ho avuto occasione di collaborare, che ha avuto modo di esaminare i presunti abusati. Orbene, le conclusioni cui è pervenuto Montecchi è che i segni di disagio presentati dai bambini erano senz’altro compatibili con un abuso sessuale, ma che non erano assolutamente specifici di questo. In altre parole, potevano essere ascrivibil a infinite altre cause. Inoltre, lo stesso Montecchi ha lamentato come l’incidente probatorio fosse avvenuto a troppa distanza di tempo dai fatti, quando i bambini erano stati inevitabilmente suggestionati.
Peraltro, è parere comune tra gli esperti, che l’accusa di abuso non può basarsi solo sulle dichiarazioni di bambini in età prescolare ma richiede riscontri oggettivi sia sulla vittima (lesioni fisiche obiettivabili) sia sul sospettato (precedenti specifici, illeciti arricchimenti, intercettazioni telefoniche, ecc).
Paradossalmente, la triste conclusione che l’esperienza mi suggerisce è che la vera violenza sui poveri bambini, come accennavo, ha cominciato a realizzarsi da parte di genitori, inquirenti, periti, psicologi, ambiente, media dopo la denuncia dei falsi abusi. E purtroppo continuerà a perpetuarsi fin quando la vicenda non sarà conclusa: se è vero infatti che dopo l’incidente probatorio i bambini non saranno più interrogati la violenza continuerà lo stesso da parte dei media, dell’ambiente e della stessa famiglia,
Per concludere, io sono pienamente consapevole del rischio di essere individuato come un paladino dei pedofili veri, ma sono pronto a correre tale rischio e ad assumere una posizione impopolare, pur di difendere a viso aperto persone incolpevoli incappate in un meccanismo infernale; come potrebbe accadere a ciascuno di noi.
Auspico inoltre che qualche rappresentante dei media faccia propria questa causa di giustizia e verità come già avvenuto in passato (l'esempio più classico resta quello di E.Zola,che,alla fine dell’’800, in uno scandalo che fece epoca, riuscì con i suoi articoli sull’"Aurore" a riabilitare e far scarcerare il cap.Dreyfuss prigioniero incolpevole nell’Isola del Diavolo).